L’importanza della preparazione mentale per il recupero dagli infortuni

Ciao a tutti!
Questo articolo era programmato più in là nel tempo, ma a fronte di richieste di alcuni di voi anticipo questo importante argomento.

L’infortunio ed il dolore, nella pratica sportiva, sono una realtà che tutti prima o poi devono affrontare.
Se le moderne tecniche mediche e fisioterapiche hanno reso la ripresa fisica molto più semplice di quanto fosse in passato, permangono spesso pensieri ed emozioni negative da parte dell’infortunato che possono pregiudicare, o più semplicemente rallentare la sua completa ripresa.

Se è vero che alcuni, in queste situazioni, vedono nuove sfide da dover affrontare, per altri l’infortunio è una “tegola” che li colpisce profondamente.
In entrambi i casi, tuttavia, porsi con eccesiva spavalderia, o al contrario con timore, di fronte al periodo di convalescenza e recupero può essere poco funzionale.

Quello che accade nella maggior parte dei casi, ed è il caso di alcuni di voi che mi hanno scritto, è la paura che frena l’atleta che talvolta si colpevolizza per quanto successo: “Non riesco più a fare quello che facevo prima…”, “So già che questa stagione è persa in partenza…”, “Mi ero allenato male e questi sono i risultati, ora non posso più competere come prima…”.
A seguito di ciò può subentrare rabbia, sconforto, sfiducia nel possibile recupero ed anche nel proprio fisioterapista o allenatore.
Anche quando l’infortunio è formalmente superato è facile vedere gli atleti impauriti nel “mettere la gamba” per un contrasto più duro del solito, prendendo una situazione dal mondo del calcio.

In caso di infortunio quindi, un affiancamento di preparazione mentale dovrebbe essere una fase che interagisce in modo continuativo e che permea il lavoro di recupero dell’atleta e della persona.
La preparazione mentale può portare evidenti vantaggi in:
• Aiuto al processo di recupero e guarigione
• Aiuto nell’affrontare il dolore
• Supporto al superamento della paura di ricadute
• Supporto alla self efficacy (auto-consapevolezza di efficacia) dell’atleta
• Allenamento a secco
• Strutturazione di un lavoro per obiettivi finalizzato al pieno recupero

Importante sarà riflettere sull’immagine che avevate di voi (sana e prestazionale) ed unirla al desiderio di tornare ad essere efficaci o elaborare una nuova immagine di sé (nel caso in cui sia compromessa in modo permanente).
Le tecniche di imagery e di allenamento mentale forniscono un aiuto nel periodo di convalescenza poichè permettono all’atleta di visualizzarsi in situazioni di gara o di allenamento; aumentano la “voglia di tornare a stare bene” e sono un valido supporto motivazionale.

Non solo, recenti studi dimostrerebbero come l’imagery sia efficace anche per una migliore ripresa fisica dall’infortunio: attraverso la visualizzazione del processo (e del successo) della guarigione (immaginare come per esempio un osso si saldi in modo robusto ed efficace) il recupero organico risulterebbe agevolato e l’atleta gioverebbe anche di maggiore sicurezza sul suo “essere pronto” al momento della ripresa della attività di allenamento.

L’imagery e le tecniche di preparazione mentale sono anche efficaci nella gestione del dolore e sul suo controllo poiché permettono una “distrazione” allontanando la mente dalla sensazione spiacevole che il dolore porta con se.
Ovviamente il dolore non deve essere ignorato (ricordate sempre che il dolore in sé è uno dei regali migliori che la natura ci ha fatto poiché ci permette di comprendere cosa può essere nocivo). Gestirlo è tuttavia un traguardo di tutto rilievo.

Attraverso imagery e self talk (ne abbiamo parlato in un articolo precedente) aiuterete la vostra motivazione a darvi un supporto per superare il momento difficile e uscirete probabilmente dall’infortunio con una testa “più dura” di prima.

In ultimo, ma non per importanza, una preparazione mentale adeguata vi permetterà di strutturare un percorso-obiettivi che vi possa guidare nel breve e medio periodo lasciandovi in eredità un modus operandi che vi aiuterà nel proseguimento dell’attività agonistica.

Come esercizio, per strutturare i vostri obiettivi e aiutarvi a vincere la paura, cominciate col porvi le seguenti domande, immaginando gli scenari possibili, e rispondete per iscritto, ricordandovi di usare termini positivi e non negativi (non “devo evitare di….”, ma “il mio obiettivo è…”). Stabilite quali siano i vantaggi che essi porteranno.
• Cosa vuoi fare?
Il mio obiettivo è…(realistico, e che non vi metta in pericolo fisicamente!)
• Quali benefici avrà la mia performance?
I benefici saranno…
• Come sarò consapevole che il mio obiettivo è raggiunto?
Se raggiungo il mio obiettivo mi accorgerò perché…
• In questa situazione (quella che volete risolvere) cosa devo fare come prima cosa per raggiungere il mio obiettivo?
Prima cosa da fare…
• Per poter raggiungere il mio obiettivo devo passare da questi obiettivi intermedi:
Primo obiettivo…
Secondo obiettivo…
Terzo obiettivo…

• In questa situazione come mi comportavo o come si comporta “chi la affronta in modo efficace” (indicate una persona reale, che conoscete o che avete modo di vedere in azione: per esempio come salta “Tizio” o come scende il discesista “Caio”)?
Descrivere come affrontare la situazione. Descrivete ogni dettaglio utilizzando tutti i cinque sensi.
• Rileggete la descrizione e apportate eventuali correzioni se lo ritenete opportuno.
• Rileggete.
• Confrontate la descrizione e verificate che coincida con l’obiettivo che vi siete posti.
• Scegliete nella descrizione un elemento (Chiave) che ritenete fondamentale per riuscire in tale situazione.

Per almeno tre settimane un paio di volte al giorno, in stato di rilassamento, ripercorrete con la mente queste domande e attraverso la vostra Chiave rivivete la descrizione che avete dato del vostro obiettivo da raggiungere e ogni volta visualizzatevi mentre riuscite in modo perfetto a superare la prova.

Questo semplice (ma non troppo) esercizio agevolerà, se eseguito bene e con costanza, la vostra ripresa e vi permetterà di tornare efficaci dove non ritenete di esserlo.

Una volta ripresa l’attività di allenamento, allenarsi con un compagno che abbia le stesse nostre capacità può permettere un ulteriore passo avanti. Chiedete di farvi strada, di affrontare prima di voi determinati passaggi o di starvi davanti lungo una discesa impegnativa. Senza strafare ovviamente.
L’aiuto di un punto di riferimento in cui avete fiducia porterà ad un aumento della vostra efficacia percepita, potrà darvi nuova sicurezza in voi stessi e garantirvi un buon recupero.

Infine ricordate sempre che dopo un infortunio Voi (notare la maiuscola) non sarete diversi da prima…potreste anche diventare migliori.

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Commento di wamoo pubblicato il 06-02-2013, 18:09:18 #1
 
  Un ottimo articolo, mi sarà sicuramente utile averlo come riferimento.

Purtroppo l'estate scorsa durante un'uscita sono caduto in seguito allo scoppio del copertoncino anteriore, con conseguente frattura alla testa dell'omero e un difficoltoso periodo di riabilitazione dovuto all'estate torrida e alle complicazioni di un difficile recupero del movimento della spalla.

Nel mese di Settembre, quando sono risalito in sella, demoralizzato ma con molta voglia di riprendere, ho avuto una delle peggiori batoste della mia vita: paura di ricadere e farmi male, una vera e propria pugnalata alla schiena, quella che consideravo la mia isola felice era diventata una fonte di disagio e di paura, tanto che il primo giorno sono tornato a piedi.
L'immagine della ruota che perde l'appoggio e la caduta sono ancora davanti a me, è un brutto senso di impotenza di fronte a qualcosa di totalmente imprevedibile e contro cui non si può fare nulla.

Sono riuscito a migliorare con fatica nei mesi successivi, e ad oggi la pioggia e il brutto tempo non hanno permesso di fare molte uscite, per cui quello che ho notato è un calo della paura, ma anche un calo del divertimento e della gestione della fatica (la fatica non è più piacevole come lo era prima, ma "copre" la sensazione di benessere e divertimento).

Per la mia esperienza, la difficoltà principale non è solo il trauma della caduta e l'aspetto psicologico che deriva questo singolo evento, ma riuscire a non mischiare gli altri aspetti negativi della vita (che inevitabilmente ci sono, per tutti) e che vanno a pesare sul recupero nel ciclismo (e viceversa).
Penso che avrò bisogno di un aiuto psicologico per farlo, comunque terrò a mente i consigli di questo articolo e userò gli esercizi per riacquistare l'entusiasmo che ho perso.
 
 

Commento di BartMan pubblicato il 06-02-2013, 18:19:57 #2
 
  Anch'io come Wamoo sono reduce da un investimento, purtroppo non in borsa, andato male.....
Da solo ho cercato di adottare la tecnica di imagery, e prima di uscire sembra andare tutto a gonfie vele, ma quando si tratta di prendere la bici, il cervello inizia un suo percorso di negazione...
Comincio a pensare di essere stanco, che il tempo non è poi ideale, che in fin dei conti sarebbe meglio fare i rulli, che non ho tanto tempo e che quindi l'uscita è quasi inutile...
Mi tanto autoconvinco che sento di non avere più forza nelle gambe, un vero e proprio attacco di panico...
Sono risuscito a fare due uscite, ma la paura resta sempre tanta...
e almeno fino a che non do le prime pedalate, ho sempre le gambe molli...

Forse devo decidermi a rivolgermi ad un terapeuta.

La cosa bella è che i rulli riesco a farli senza alcun problema
 
 

Commento di frejus82 pubblicato il 06-02-2013, 20:23:15 #3
 
  Se posso invece raccontare la mia esperienza io ho avuto 3 infortuni gravi con diverse fratture (anche vertebrali) a causa di 3 investimenti, ma sono sempre tornato più cocciuto e forte di prima.
Sarà che mi piacciono le sfide, sarà che sono un "bastion contrario" ma per me è andata così.
 
 

Commento di Shinkansen pubblicato il 06-02-2013, 21:04:28 #4
 
  Cos'è l'allenamento a secco?  
 

Commento di senna977 pubblicato il 06-02-2013, 21:05:35 #5
 
  Io ho detto basta  
 

Commento di BartMan pubblicato il 06-02-2013, 22:01:43 #6
 
 
Citazione:
Originalmente inviato da senna977 Visualizza messaggio
Io ho detto basta
Io non mollo, ma ti capisco... Non sai quanto
 
 

Commento di BartMan pubblicato il 06-02-2013, 22:03:05 #7
 
 
Citazione:
Originalmente inviato da frejus82 Visualizza messaggio
Se posso invece raccontare la mia esperienza io ho avuto 3 infortuni gravi con diverse fratture (anche vertebrali) a causa di 3 investimenti, ma sono sempre tornato più cocciuto e forte di prima.
Sarà che mi piacciono le sfide, sarà che sono un "bastion contrario" ma per me è andata così.
Da oggi sei il mio eroe...
Ci vuole grinta e tenacia...
E forse un po di incoscienza
 
 

Commento di senna977 pubblicato il 06-02-2013, 22:57:37 #8
 
 
Citazione:
Originalmente inviato da BartMan Visualizza messaggio
Io non mollo, ma ti capisco... Non sai quanto
Ma non ha deciso la caduta per me, ho scelto io, sono maturate altre cose
 
 

Commento di frejus82 pubblicato il 06-02-2013, 23:17:49 #9
 
 
Citazione:
Originalmente inviato da BartMan Visualizza messaggio
Da oggi sei il mio eroe...
Ci vuole grinta e tenacia...
E forse un po di incoscienza
Me lo dicono tutti che sono un po' incosciente, anche perchè ho sempre ripreso a pedalare e lavorare molto ma molto prima che mi dessero l'ok i medici.
Te pensa che sono stato il primo a chiedere all'inps di brescia di interrompere i giorni di mutua perchè volevo tornare al lavoro! E non sapevano come fare!

Comunque io son fatto così..più il muro è duro e più ci sbatto la testa. Talvolta è un vantaggio talvolta è uno svantaggio.

Coraggio! Non devi lasciare che la sfortuna sia più forte della passione! volere è potere!
 
 

Commento di robi69 pubblicato il 11-02-2013, 12:41:05 #10
 
  Un anno fà sono rimasto schiacciato da un cancello aziendale
che mi ha fratturato l'ala iliaca dx alloggiamento femore,
osso pubico sx fratture costole, vertebre e 3 processi trasversi.
Da pochi mesi il chirurgo ha acconsestito ad andare nella cyclette
o mountain bike ma non posso fare ne salite e nemmeno stare in piedi
nei pedali per affrontare una leggera salita, tutti rapporti agili.
La mia meta è molto lunga ma cerco il coraggio e la forza avendo visto
persone messe peggio, la strada è lunga ma quando sono in giro mi guardo
il paesaggio che mi rasserena e mi inorgogliesce...
 
 

Commento di CONTERALLY pubblicato il 11-02-2013, 20:20:41 #11
 
  Prevenire è meglio che curare. Nel ciclismo da strada ho notato una fatica a sviluppare una coscienza della sicurezza, maggiore rispetto alle altre discipline, che hanno una dotazione di sicurezza, soddisfacente. Guardando superficialmente il fenomeno, devo solo stupirmi della tranquillità con cui atleti spinti all'estremo lungo discese velocissime, od in insidiose volate di gruppo, non si curano dei sottili vestiti cui affidano le loro sorti in caso di caduta, tutt'altro che improbabile. Cercando di capire meglio la situazione, mi pare di attribuire ad un sentimento di appartenenza al gruppo la ceca obbedienza con cui si ignorano i rischi. Anche la smania di prestazione, complica la situazione, facendo preferire alla salute qualche grammo in meno come se potesse effettivamente darci il vantaggio, che invece lo stress del timore di cadute divora in misura ben maggiore. Mi auguro che questo abbozzo di psicanalisi, che in fondo si riferisce ad una stato di caduta relativo, venga sviluppato maggiormente da chi pratica attivamente la disciplina sportiva e si cerchi di ottenere una sicurezza allineata all'off-road, rimarginando la ferita che al momento soffre. Biciclette sempre più potenti e veloci mi fanno appendere una spada di damocle, sulla testa di chi, anche questa volta, penserà di preferire la sorniona ed infida complicità del silenzio, che già tanto a fatto per il doping, ad una seria analisi dei sinistri e delle protezioni da promuovere. A chi tocca?
Il male: Tour de France Crash Compilation - YouTube.
 
 

Commento di BartMan pubblicato il 11-02-2013, 22:13:22 #12
 
 
Citazione:
Originalmente inviato da CONTERALLY Visualizza messaggio
Prevenire è meglio che curare. Nel ciclismo da strada ho notato una fatica a sviluppare una coscienza della sicurezza, maggiore rispetto alle altre discipline, che hanno una dotazione di sicurezza, soddisfacente. Guardando superficialmente il fenomeno, devo solo stupirmi della tranquillità con cui atleti spinti all'estremo lungo discese velocissime, od in insidiose volate di gruppo, non si curano dei sottili vestiti cui affidano le loro sorti in caso di caduta, tutt'altro che improbabile. Cercando di capire meglio la situazione, mi pare di attribuire ad un sentimento di appartenenza al gruppo la ceca obbedienza con cui si ignorano i rischi. Anche la smania di prestazione, complica la situazione, facendo preferire alla salute qualche grammo in meno come se potesse effettivamente darci il vantaggio, che invece lo stress del timore di cadute divora in misura ben maggiore. Mi auguro che questo abbozzo di psicanalisi, che in fondo si riferisce ad una stato di caduta relativo, venga sviluppato maggiormente da chi pratica attivamente la disciplina sportiva e si cerchi di ottenere una sicurezza allineata all'off-road, rimarginando la ferita che al momento soffre. Biciclette sempre più potenti e veloci mi fanno appendere una spada di damocle, sulla testa di chi, anche questa volta, penserà di preferire la sorniona ed infida complicità del silenzio, che già tanto a fatto per il doping, ad una seria analisi dei sinistri e delle protezioni da promuovere. A chi tocca?
Il male: Tour de France Crash Compilation - YouTube.
Io su le protezioni ho aperto anche un tread apposito.
Purtroppo al momento sembra che il mercato non offra nulla
 
 

Commento di CONTERALLY pubblicato il 12-02-2013, 19:36:33 #13
 
 
Citazione:
Originalmente inviato da BartMan Visualizza messaggio
Io su le protezioni ho aperto anche un tread apposito.
Purtroppo al momento sembra che il mercato non offra nulla
Ho fatto una ricerca on line ed in effetti è vero che il mercato langue in una completa assenza di risposte. Non c'è neanche una protezione alle anche così duramente colpite durante le cadute.


Dedicato ai pedali c'è qualcosa nel freeride, che andrebbe sviluppato per l'impiego sulle biciclette da corsa. Ecco alcuni esempi.



Come si è potuto osservare nei video questi punti sono esposti a traumi di varia entità e le protezioni ci vanno tutte, al pari del casco. L'incoscienza non regge.
 
 

Commento di BartMan pubblicato il 12-02-2013, 21:26:06 #14
 
  Guarda e' giudizio unanime che per gli stradisti siano indumenti troppo pesanti.. Quasi a rischio disidratazione
Si trova anche qualche divisa per il rugby con le imbottiture...
Ma niente di specifico.
C'era qualcosa con gli inserti ceramici della brico ma più che altro per le scivolate
 
 

Commento di CONTERALLY pubblicato il 13-02-2013, 20:04:56 #15
 
  Capisco perfettamente che l'impressione di solidità che il ciclismo su strada trasmette attraverso i media che coinvolge nelle sue manifestazioni, indori la situazione al punto da venirne ammaliati e persuasi a restare immobili sul trono. Se invece mi metto sul serio ad analizzare la sicurezza e faccio dei paralleli con discipline simili nel rapporto rischi-protezioni debbo ammettere che questa disciplina soffre il ritardo più alto e che è un segno di sotto sviluppo, di cui debbo veramente vergognami come un bambino. Se è vero che non posso trascurare le esigenze del movimento dell'atleta e anche vero che debbo provare a trasferire lo stesso principio in altri campi e considerare cosa ne sarebbe degli infortuni se la mettessimo sullo stesso piano. Dalla formula 1 al Down Hill, si può osservare come negli ultimi anni si sia dato più ascolto alle esigenze vere della sicurezza e che i rimedi introdotti hanno dato solo beneficio alle qualità professionali ed agonistiche. La sicurezza viene prima delle prestazioni e non viceversa. Un atleta deve avere gli stessi diritti al di là della disciplina in cui è impegnato e il livello di sicurezza è uno dei principali aspetti che ne rappresentano lo status. Serie A o serie B? Ho imparato che i difetti abbondano, dove già ce ne sono troppi ed auspico che la molla dell'orgoglio basti a colmare il gap.  
 

 



Inserite i POI che conoscete!