straker
05-05-2006, 22:32:01
Ritornare a sentirsi un vincente dopo un periodo oscuro e scoprire poche settimane più tardi che non è quella la propria strada: c’è n’è un’altra, parallela, mai percorsa prima.
E" quanto è successo tra aprile e maggio dello scorso anno a Danilo Di Luca, rinato in casa Liquigas dopo un periodo difficile sulle strade delle Ardenne: nel giro di quattro giorni Amstel Gold Race e Freccia Vallone, due classiche che da sole valgono ben più di una stagione. Ma la rinascita deve passare per il Giro, che Di Luca affronta con due obiettivi: conquistare almeno una tappa, possibilmente quella di casa, e indossare la maglia rosa.
Mezza missione compiuta già a Giffoni Valle Piana, sul cui traguardo coglie il primo squillo, quindi due frazioni più tardi, a L'Aquila, nel suo Abruzzo, tappa e maglia sfilata a Bettini. Il livornese, grazie agli abbuoni dell'Intergiro, si riprende subito il rosa, ma a Pistoia Di Luca, di nuovo leader, comincia a capire qualcosa che a Zoldo Alto risulterà più chiaro: è possibile fare classifica.
Dalle Dolomiti in poi fioccano le conferme: solo un lieve cedimento a Limone Piemonte, a cronometro si difende meglio del previsto, sul Colle delle Finestre è lui a scandire il passo davanti e Simoni e Rujano. Alla fine manca il podio, tuttavia il quarto posto reca con sé la consapevolezza di poterci provare davvero.
L'unica via percorribile, una preparazione mirata che sacrifichi le grandi classiche di aprile. Niente Amstel, Freccia e Liegi da coprotagonista con un sesto e un nono posto. Perché ciò che conta quest'anno è il Giro: il percorso, più duro dello scorso anno, rende l'impresa ancora più ardua, ma non si può rimandare. Più pericoloso di un eventuale fallimento è il rimpianto per non aver fatto tutto il possibile in quello che l'istinto indica come l'anno buono. Di Luca lo sa e a 30 anni non vuole lasciare nulla d'intentato.
E" quanto è successo tra aprile e maggio dello scorso anno a Danilo Di Luca, rinato in casa Liquigas dopo un periodo difficile sulle strade delle Ardenne: nel giro di quattro giorni Amstel Gold Race e Freccia Vallone, due classiche che da sole valgono ben più di una stagione. Ma la rinascita deve passare per il Giro, che Di Luca affronta con due obiettivi: conquistare almeno una tappa, possibilmente quella di casa, e indossare la maglia rosa.
Mezza missione compiuta già a Giffoni Valle Piana, sul cui traguardo coglie il primo squillo, quindi due frazioni più tardi, a L'Aquila, nel suo Abruzzo, tappa e maglia sfilata a Bettini. Il livornese, grazie agli abbuoni dell'Intergiro, si riprende subito il rosa, ma a Pistoia Di Luca, di nuovo leader, comincia a capire qualcosa che a Zoldo Alto risulterà più chiaro: è possibile fare classifica.
Dalle Dolomiti in poi fioccano le conferme: solo un lieve cedimento a Limone Piemonte, a cronometro si difende meglio del previsto, sul Colle delle Finestre è lui a scandire il passo davanti e Simoni e Rujano. Alla fine manca il podio, tuttavia il quarto posto reca con sé la consapevolezza di poterci provare davvero.
L'unica via percorribile, una preparazione mirata che sacrifichi le grandi classiche di aprile. Niente Amstel, Freccia e Liegi da coprotagonista con un sesto e un nono posto. Perché ciò che conta quest'anno è il Giro: il percorso, più duro dello scorso anno, rende l'impresa ancora più ardua, ma non si può rimandare. Più pericoloso di un eventuale fallimento è il rimpianto per non aver fatto tutto il possibile in quello che l'istinto indica come l'anno buono. Di Luca lo sa e a 30 anni non vuole lasciare nulla d'intentato.